2013, III Premio Sezione Teatro: Un dramma qualunque, di Niccolò Matcovich

Sera.

Maria è in salotto, seduta sul divano a guardare la televisione.

Entra Guido, suo marito, con il cellulare di lei in mano.

GUIDO: Maria.

Maria gli fa cenno di aspettare in silenzio.

GUIDO: Ti è arrivato un messaggio.

Silenzio.

GUIDO: Maria, sto parlando con te.

Silenzio.

Guido le si avvicina, prende il telecomando e spegne la televisione.

MARIA: Ma che fai?

GUIDO: (mettendole il cellulare davanti agli occhi) Vediamo se così ti svegli.

MARIA: Cos’è?

GUIDO: Dimmelo tu.

MARIA: Guido sono stanca. (riaccende la tv) Giacomo dorme?

GUIDO: Maria, che significa?

MARIA: Ti ho chiesto se Giacomo dorme.

GUIDO: Che significa questo messaggio?

MARIA: Guido non alzare la voce! Dimmi se Giacomo dorme.

GUIDO: Dorme, sì, dorme!

MARIA: Angioletto. È così bello quando dorme!

GUIDO: Adesso spiegami che significa questo messaggio.

Silenzio.

Guido spegne di nuovo la televisione e si tiene il telecomando vicino.

Maria si alza, prende una sigaretta, la accende.

GUIDO: Maria!

MARIA: Sh! Ma sei pazzo? Lo vuoi svegliare?

GUIDO: Di chi è questo numero?

MARIA: Non lo so Guido, non lo so. Vedi che non ce l’ho salvato?

Lunga pausa.

GUIDO: È un uomo?

MARIA: Sì.

GUIDO: Maria, è un uomo?

MARIA: Ti ho detto di sì. Sì, è un uomo, è un uomo!

GUIDO: E quindi?

MARIA: Quindi basta. Io vado a dormire.

GUIDO: No Maria, tu non vai a dormire. Tu adesso ti siedi qui e mi guardi negli occhi. Guardami!

MARIA: Guido ti ho già detto di abbassare il tono.

GUIDO: (prendendole il viso tra le mani e puntandole gli occhi addosso) Adesso mi dici cos’è questo messaggio.

Lungo silenzio.

Maria inizia a piangere.

MARIA: (debolmente) Mi fai male.

GUIDO: Maria, ti prego, sono stanco più di te, ho bisogno di riposarmi in previsione di domani e l’abbiamo già tirata lunga. Dimmi che diavolo significa quel messaggio.

MARIA: Io non… Oddio Guido mi sembra un incubo.

GUIDO: Io non mi muovo finché non me lo spieghi.

MARIA: Lo sapevo che sarebbe tornato. Me lo sentivo. Ma tanto il mio bambino non me lo porta via nessuno.

GUIDO: Maria, ma che stai dicendo?

MARIA: Io l’avevo dimenticato, l’avevo cancellato. Mi faceva schifo, Guido. Era… un’avventura pericolosa, e lui era un vigliacco, un disperato. Mi ha salvata il mio bambino, capisci?

GUIDO: No, non capisco.

MARIA: (come se non avesse ascoltato la risposta del marito) Giacomo, che piano piano prendeva forma, mi gonfiava tutta come un pallone e mi dava così tanto orgoglio!

GUIDO: Maria, ma di cosa stai parlando? Perché devi farmi insistere? Mi fai sentire un cretino.

MARIA: Guido io non sto capendo più niente. No, non sei un cretino. Cretina sono io. Anzi, cretino è lui. Lo è sempre stato.

GUIDO: Ma lui chi?

MARIA: Guido non devi urlare! Non puoi urlare.

GUIDO: Maria, me le stai facendo girare.

MARIA: Mi fa male la testa.

GUIDO: Ho letto qualcosa che non dovevo leggere. Adesso dimmi chi è quello lì.

MARIA: (sussurrando e rapidamente) Avevo una relazione.

GUIDO: Quando?

MARIA: Poco prima che nascesse Giacomo, Guido. Poco prima che nascesse Giacomo.

GUIDO: Eravamo già sposati.

MARIA: Lo so.

GUIDO: Lo conosco?

MARIA: No.

Silenzio.

Guido si accende una sigaretta.

GUIDO: Ma perché?

MARIA: Cosa?

GUIDO: Che ti mancava?

MARIA: La ragione, forse.

GUIDO: Già.

Silenzio.

GUIDO: Quanto è andata avanti questa storia?

MARIA: Non lo so Guido, non me lo ricordo. È stata una brutta parentesi.

GUIDO: Io non capisco.

MARIA: Non c’è niente da capire.

GUIDO: E invece sì, Maria. È tutto da capire. E tu devi spiegarmelo. Perché mi hai sposato?

MARIA: Io ti amo.

GUIDO: (sbottando) E allora perché un altro?

MARIA: Guido per favore.

GUIDO: Io davvero non ci arrivo. Magari sono stupido, ma non ci arrivo. Eravamo… stabili. Felici. Abbiamo scelto tutto insieme: la chiesa, il quartiere, i mobili per la casa. E io non ho mai capito nulla. Ti prego Maria, dimmi almeno quant’è durata.

MARIA: È durata poco. Appena ho saputo di essere incinta sono scomparsa.

GUIDO: E lui?

MARIA: Mi ha cercata per un po’, mi ha scritto. Non gli ho mai risposto. Non sapeva neanche dove abito.

GUIDO: E che avevi un marito lo sapeva?

MARIA: Certo.

GUIDO: Non dirmi certo, perché non è una cosa ovvia. E soprattutto non è normale.

MARIA: A lui piaceva questo di me. Lo eccitava il pensiero di andare con una sposata. Diceva che ero coraggiosa, che remavo contro le regole, contro la morale.

GUIDO: Che schifo.

MARIA: Sì Guido, hai detto bene. Era un verme.

GUIDO: E allora perché ci stavi?

MARIA: Guido ma che domande fai? È successo e basta. Quando fai queste cose non sai perché le fai. Neanche te lo chiedi. Le fai e basta.

GUIDO: E quando tornavi da me eri quella di sempre. Questo è assurdo! Come facevi ad essere la stessa, sempre la stessa?

MARIA: Perché quando tornavo da te lo dimenticavo.

GUIDO: Andavate a letto?

MARIA: Era tutto lì. Per questo lo dimenticavo.

Silenzio.

Guido si accende un’altra sigaretta.

GUIDO: Perché non me l’hai mai detto?

MARIA: Perché ti amo Guido. Perché non volevo rompere questo equilibrio. Perché il sì che ti ho detto all’altare era sincero, e lo è ancora.

GUIDO: Non so più che dire. È una di quelle situazioni in cui ti crolla tutto addosso e dopo ti senti svuotato. Non riesco neanche ad arrabbiarmi. (dopo una pausa) Perché ti ha scritto adesso? Erano tre anni che non lo sentivi, giusto?

MARIA: Sì.

GUIDO: E allora perché? Cosa vuole ancora da te?

MARIA: Non lo so.

GUIDO: Prima hai detto che sapevi che sarebbe tornato. Maria, in questi tre anni l’hai rivisto? L’hai sentito di nuovo?

MARIA: No Guido, te lo giuro. L’avevo cancellato, sul serio. Ma avevo qualcosa dentro, tre anni fa, che mi portava a pensare che un giorno si sarebbe rifatto vivo.

Silenzio.

GUIDO: Cosa c’entra il bambino?

MARIA: Giacomo?

GUIDO: Sì, Giacomo. Nel messaggio parla anche di lui. Quando hai troncato sapeva che eri incinta? Sei tornata da me solo per nostro figlio?

MARIA: No, non lo sapeva. Non gli ho mai spiegato i motivi. Sono scomparsa. Dovevo solo trovare un motivo forte per me, e il mio bambino mi ha salvata.

GUIDO: Sei tornata da me solo per Giacomo?

MARIA: Guido io…

GUIDO: Cosa?

MARIA: Io non so chi di voi due è il padre di Giacomo.

Lungo silenzio.

MARIA: Guido non fare quella faccia. Non è colpa mia. Sono stata sincera. Non sei contento? Ti ho detto tutto, proprio tutto. Ma adesso non guardarmi così. Giacomo è il nostro bambino… Lo stiamo crescendo insieme ed è così bello! Il passato non esiste Guido.

Pausa.

MARIA: Guido dimmi qualcosa.

Guido le si avvicina e le dà una forte sberla.

Esce dal salone.

MARIA: (quasi parlando tra sé, in lacrime) Guido che fai? Dove vai? Stai andando a dormire? Io lo so che tu mi capisci. Adesso andiamo a dormire. Siamo stanchi Guido. Abbiamo così tanto bisogno di riposare! Adesso vengo a dormire anch’io. Sistemo la cucina e vengo a dormire anch’io.

Guido rientra con Giacomo accoccolato tra le braccia.

MARIA: (mentre Guido prende le chiavi, la giacca, copre il bambino con una copertina) Vedi quant’è bello il nostro bimbo? L’hai portato da me, vero? Che fai Guido? Perché ti copri? Hai freddo? Posso accendere il riscaldamento. Adesso diamo un bacio al bambino e lo rimettiamo a dormire. Portalo qui e fammelo guardare. Guido? Guido?

Guido lascia la casa con il bambino tra le braccia.

Silenzio.

MARIA: (piangendo) Mi mancherai.

Buio.

 

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