La relazione che vorrei dire – World Youth Forum

La relazione che vorrei dire - World Youth Forum

“L’intervento che non ho potuto fare oggi è quello che non potrò fare mai, e che tuttavia solo tra voi ne ho avvertito la nostalgia. Si tratta di un’idea, un’idea che in apparenza mi appare strana: quella che in tutto il nostro sapere e il nostro discutere appaia in un certo senso un “distacco”.

A differenza di molti di voi non sono venuto da lontano nella distanza fisica ma sono venuto, come molti di voi, lontano come abitudine, come modo di vivere, come individuo che tiene la riflessione con sé, da sé. La quotidianità di ognuno non è di certo ascoltare per ore argomenti complessi, parlare di società, culture, Storia, o gli Stati da cui provenite che non sono niente di più di ciò che lì (“lì“ come luogo fuori dallo spazio) avete vissuto.

Allora ho avvertito una distanza tra il pieno esistere di noi stessi (da noi stessi); tra il tempo/luogo dove ci sentiamo liberi (e soli) nell’esprimerci e dal quale sono uscite anche le nostre relazioni; e la narrazione che portiamo avanti, con difficoltà, nell’universo tematico del forum, in quella parola chiamata “Dialogo” che non smettiamo mai di sottovalutare, per quanto invece crediamo di immergerci sempre più a fondo.

In parole molto semplificate, la nostra vita non è un ambiente accademico. Non è un convegno, un forum, un seminario; non è un parlare/presentare ad un pubblico una relazione, né prendere appunti per imparare dei concetti nuovi. La mera lista di queste azioni non ha molto a che fare con la realtà quotidiana della nostra mente. Quest’utlima, la nostra vita, però, è il “Dialogo”, “Dialogo” nel suo significato più universale.

Quello che voglio dire è che stiamo vivendo tra di noi in questi giorni un’enorme sfida, quando sbocciamo nell’entusiasmo del nostro stesso incontro, quando chiediamo e promettiamo di portare avanti i discorsi, i progetti, gli incontri: la sfida è di non abbandonare quelle parole.

In questi anni ho visto spesso tanto entusiasmo e poi tanto silenzio. Molti di noi (io per primo) con il passare delle settimane e dei mesi lontano dal forum piano piano si spegne come si era acceso, e poi non si vive più il cambiamento come si era detto, e quello che si era detto rimane in una teca, stranamente estranea alla nostra vita quotidiana. Forse perché era stata pronunciata con quell’estraneità senza che ce ne accorgessimo.

Questo nostro rapporto di pochi giorni ci dona una molteplicità di passione, di volontà, di sogni e di desideri. Tant’è che è potentissima la suggestione che basti quest’esperienza per cambiare il nostro passato e porre in atto il futuro, che bastino queste o quelle parole entusiaste a dare potere nella società e nella cultura.

Ho ammirato e ammiro molti voi, ho sentito anche da parte vostra ammirazione tra di voi e per chi ha organizzato e porta avanti questo incontro. Ma vorrei dirvi che l’ammirazione, in molti casi, è fatta di ingeunità, che in molti casi è uno dei modi più cordiali per dire che vorremo poter fare altrettanto, ma non ne siamo capaci. Siamo convinti che quello che  guardiamo e riconosciamo come forza e bellezza sia anche la nostra. Così, quando proviamo a dipingere la Mona Lisa senza averla più a disposizione per poterla copiare, non riusciamo a ricrearla, e falliamo. Ma se non ne siamo capaci come potremmo costruire ciò che chiediamo a gran voce, per la società, per l’Europa, per il nostro tempo che governeremo?

La fortuna di aver vissuto già tre Forum mi ha portato a capire quanto difficili ed importanti siano le parole che pronunciamo, a quanto sia difficile rendersene conto in questi momenti, e a quanto ogni volta che mi sembra di essere più “vero” in rapporto alla mia parola e alla partecipazione mi sembra di fare un passo indietro, di ricominciare daccapo (come qualcuno ha anche sottolineato ieri).

La mia è una nostalgia immaginata, un’intuizione della consapevolezza del Dialogo, un sussurro, un magma, un mutuo sconfinamento, un paper che appunto non potrò mai dirvi, perché vi si racchiude molta della mia intimità, del mio vissuto, della mia storia, mischiata tuttavia al concetto della nostra ricerca e del nostro confronto. Qualcosa che impara, riflette e apprende da voi. Come quel distacco, quello che voleva farmi scrivere questo, ora è sparito.”

Hari Bertoja

[flagallery gid=2]

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.