Mostra fotografica “Io/tu”

La mostra fotografica dei poeti del Concorso Internazionale di Poesia “Castello di Duino”, presentata presso la sala Giubileo a Trieste, è ora disponibile in rete all’indirizzo https://www.flickr.com/photos/
Potrà mai la ferita dell’alterità sanarsi nella solidale conquista del mondo che ci appartiene (11 e
12)? O quali e quante sono le forme in cui si rappresenta l’infinità duale del mondo?
Queste domande il visitatore dovrà porsi nel seguire il percorso segnato da queste foto, che vanno
lette non solo dal punto di vista delle immagini e della loro qualità estetica, ma soprattutto dal punto
di vista dei significati che in esse si incorporano, suggeriti dalla connessione coi versi.
Solo suggeriti però: l’originalità del rapporto parola/immagine, che qui viene presentato sta proprio
nel fatto che l’immagine non descrive, né la parola univocamente interpreta, bensì insieme, facendo
riferimento allo stesso tema e da parte dello stesso autore, indirizzano verso ulteriori aperture di
senso.
Diamo quindi solo alcuni spunti per un percorso che può essere fatto più e più volte, ogni volta
riscrivendo la storia che soggiace al nostro sguardo.
Invitiamo per questo alla visita virtuale della galleria pubblicata in internet (https://www.flickr.com/
photos/65658902@N03/sets/ dove è possibile lasciare commenti).
Anzitutto l’alterità: l’alterità che genera conflitto e guerra, che cerca la sua purificazione dolorosa
nell’amore (22), l’alterità che si cristallizza nel segno della disgiunzione (8), nella separazione delle
menti e dei cuori (35), ma anche trova la sua catarsi nel fuoco e nella luce, punto di fusione degli
elementi (23, 37). Alterità che diventa tragica quando al grido “Ti amo!” risponde il vuoto di un
paesaggio innevato (20).
Ma c’è anche un’alterità percepita quasi di soppiatto, come fosse disincarnata dall’umano (che
invece è assente o solo immaginato) per ritrovarsi (e farlo ritrovare) nelle piccole cose dal colore
soffice, dal profumo vagamente percepito (32). Talora inquietante (9, 19,30), talora rassicurante
come un dono della natura (26), questa alterità pervade il mondo, è presente in ogni luogo e in ogni
gesto. Nel progetto duale che tutti ci coinvolge lo sguardo, la mano, sono uno dei poli in tensione.
L’occhio spezzato (15, 7), ma anche l’occhio come unica via d’accesso alla realtà interiore ed
esteriore (7) attesta di un esistere del tu (25), e di un incontro possibile (42), attraverso lo sguardo
fuori di noi, anche con la nostra anima (27).
Il miracolo della trasformazione (42) si confronta così con il pesante fardello della pena (13), la
maturazione nel giardino dell’amore (14) si confronta con il RICORDO, riflesso lunare di un posto
“altro” da abitare (28).
Ci sono poi molte strade in queste foto, quasi a indicare la meta dell’incontro, anche quando lo
sfondo è arido, o l’orma lasciata sul terreno solitaria (3,4,6), purché non si trovi lungo la via o al suo
termine il “mostro carnivoro che alberga nel grembo fertile delle nostre anime”(5), l’alterità crudele
che si avverte come colpa (18) .
Strade e rettilinei, direttrici di percorso (1,2) danno corpo alla relazione fra variabili di un’equazione
che non si compie senza complementarietà.
Ma alla fisicità delle relative immagini si accompagna quasi un controcanto: l’eco ci attende dove
non ci si conosce; il riflesso è luce diversa nei ritmi naturali del creato e nella ricerca del luogo
dell’identità; si ripete in un gioco di prospettive e di specchi un sorriso moltiplicato sulle labbra de
molti “sino all’ultimo figlio di dio”. Tutti prede e tutti cacciatori dell’amore, uniti da un filo d’oro,
sguardi che si incontrano (10, 31, 36, 38, 40, un unico abbraccio (29, 41) e un unico canto (24).
Ancora una parola sulla piccola sezione di foto di non vedenti (a cui verrà dedicata in seguito una
mostra speciale). Chi non comprende il valore dell’alterità non immagina che sia possibile a un non
vedente scattare una foto. Ma le foto di questi autori sono intense e luminose, sembrano cercare
la luce e conoscerla, amarla quanto mai. E sono il frutto di un incontro, di uno stare con gli altri e
ascoltarne i racconti per immaginare poi il luogo dentro cui questo incontro e questo dialogo si sono
realizzati.
La mostra nel suo insieme è uno straordinario invito alla riflessione sulla tensione espressiva
implicita nel nesso ineludibile di parola e visione da cui nascono le storie.
Gabriella Valera
Foto della presentazione alla Sala Giubileo, il 18 marzo 2014:
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